Ambiente  - Articoli  2017     
   
 
L'Arpav: entro pochi giorni nuovi filtri
per ridurre i Pfas negli acquedotti

30.09.17 - Nuovi filtri per contenere i Pfas. Nel giro di una decina di giorni gli acquedotti del Veneto interessati dall’inquinamento da sostanze perfluoro-alchiliche potranno erogare acqua con valori al di sotto dei 90 nanogrammi per litro come somma di Pfoa e Pfos (sottotipi della famiglia dei Pfas) mentre nei comuni della cosiddetta “zona rossa” il valore limite per i Pfoa non supererà i 40 nanogrammi/l. Lo ha sottolineato il direttore generale dell’Arpav Nicola Dell’Acqua nella sua veste di Coordinatore della Commissione “Ambiente e Salute”, organismo che ha assorbito le competenze della “Commissione Tecnica Pfas”, presentando ieri a Palazzo Balbi a Venezia - insieme agli assessori regionali all’ambiente e alla sanità - gli ultimi aggiornamenti sulla situazione dei Pfas in Veneto.

I nuovi limiti che saranno adottati a breve dalla giunta regionale saranno quindi di 90 nanogrammi/per litro, intesi come somma di Pfoa e Pfos, considerando il limite di 30 nanogrammi per litro come concentrazione massima di Pfos. Nei Comuni più colpiti, quelli nella cosiddetta “zona rossa” con oltre 200 mila abitanti nelle province di Vicenza, Verona e, in parte minore, Padova, viene fissato un limite-obiettivo di performance per i Pfoa che non superi i 40 nanogrammi per litro. Per il “principio di precauzione” viene anche abbassata a 300 nanogrammi per litro la somma degli altri Pfas “a catena corta” (quindi ad esclusione di Pfos e Pfoa), anche se ancora nessun Paese al mondo ha posto questo limite specifico.

Lunedì prossimo dunque ci sarà un incontro tecnico a Vicenza tra ARPAV ed enti gestori degli acquedotti per definire i dettagli dell’intervento che si articolerà in tre fasi: la prima, già iniziata, è quella della messa in opera dei nuovi filtri; la seconda fase sarà quella delle piccole infrastrutture, con investimenti limitati ma che gli enti acquedottistici potranno avviare immediatamente e realizzare nel giro di tre-quattro mesi per il miglioramento ulteriore della qualità dell’acqua; la terza fase sarà quella della rivisitazione generale del sistema acquedottistico per portare acqua pulita nelle aree inquinate, per la quale si attendono gli 80 milioni di euro che dovrebbero essere stati sbloccati dal governo nell'ambito dei Fondi Sviluppo e Coesione.

Per quanto riguarda gli aspetti sanitari lo screening è rivolto in questo momento a 85.000 persone sulle 127.000 residenti nella zona rossa con una fascia di popolazione tra i 14 e i 65 anni. Attualmente in Regione si sta valutando la possibilità di abbassare ulteriormente l’età minima andando a esaminare anche i bambini, e di alzare quella massima per valutare gli eventuali accumuli anche sui più anziani. Sul piano scientifico si valuta inoltre l’ipotesi di un ulteriore allargamento anche ai cittadini residenti nella cosiddetta zona arancione.

Sinora gli esami si sono conclusi su 5.000 cittadini e si prevede di coprire l’intera cifra di 85.000 in circa un anno. Ogni singola persona verrà convocata in ambulatorio per ricevere direttamente l’esito degli esami e spiegazioni sulla sua situazione invece che ricevere il referto a casa.

Se i sanitari lo ritengono necessario, il paziente viene quindi inviato ad un secondo livello di screening, dove si valuta il suo stato di salute complessivo e in particolare si pone attenzione a eventuali patologie presenti potenzialmente correlabili all’assunzione delle sostanze in questione, come problemi alla tiroide, ipertensione, colesterolo e diabete. A coloro che presentano una concentrazione di Pfas superiore a 100 nanogrammi/litro potranno effettuare gratuitamente la plasmaferesi, ossia la procedura che si utilizza da tempo per contrastare in linea generale le situazioni di avvelenamento o contaminazione del sangue. (red)

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