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Verona. Presentata in Camera di Commercio la ricerca promossa
da FriulAdria e realizzata da Fondazione Nord Est

Agroindustriale, passaggio generazionale: minaccia o nuovo modello di sviluppo

  05.03 - Nel settore agroindustriale nordestino sei imprese su dieci non hanno ancora affrontato il tema del passaggio generazionale e tra queste ben il 15,7% si troverà a breve a gestire la questione. Tra gli intervistati la convinzione prevalente è che l'incapacità di governare questa delicata fase possa rappresentare un fattore di pericolo per il sistema (secondo il 44,5% del panel), ma oggi che la crisi ha messo in luce la necessità di un nuovo modello d'impresa, ben tre imprenditori su quattro (il 74,7%) ritengono il passaggio generazionale un'opportunità di cambiamento.

E’ quanto emerge dall’indagine “Il passaggio generazionale: minaccia o opportunità di cambiamento?” promossa da FriulAdria (Gruppo Cariparma Crédit Agricole) realizzata da Fondazione Nord Est e presentata oggi a Verona in Camera di Commercio. La rilevazione ha coinvolto un campione di 650 titolari di imprese, di tutte le dimensioni, attive nelle regioni del Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino. Le aziende interpellate sono tutte iscritte alle Camere di Commercio. L’indagine telefonica si è svolta a novembre 2012.

L’entità del fenomeno

Nel Nord Est quattro imprese agroindustriali su dieci (il 42,8% degli interpellati) hanno già vissuto un passaggio generazionale. Il 37,5% degli imprenditori, sul totale del settore, l'ha affrontato scegliendo la via della continuità, mantenendo quindi in famiglia la proprietà e la gestione dell'attività, il 5,3% ha optato invece, con intensità diverse, per la via dell’apertura (gestione parziale o totale affidata a manager, capitale aperto a soggetti terzi).

La questione del passaggio generazionale risulta trasversale anche rispetto alle dimensioni delle imprese. La quota di aziende che non ha ancora affrontato il problema è più elevata tra le realtà di dimensioni minori (66,1%) e risulta meno elevata tra le imprese con oltre 50 addetti (42,3%) che sono quelle che, con maggior frequenza, hanno sperimentato forme di passaggio in cui la proprietà dell’impresa è rimasta alla famiglia, ma la gestione è stata affidata a manager esterni (7,7%).

Una minaccia un’opportunità di cambiamento?

L'approccio degli imprenditori del settore agroindustriale rispetto al tema del passaggio generazionale risulta diversificato: il 44,5% (il 65,5% tra le realtà con più di 50 addetti) ritiene che l’incapacità di governare il passaggio possa rappresentare un fattore di pericolo per le imprese del Nord Est. Un intervistato su quattro (il 25,3% del campione) pensa, invece, che non sia indispensabile il trasferimento dell’impresa da padre in figlio. Una quota di poco inferiore (19,5%) si dichiara convinta che il fatto che il timone dell’azienda resti in mano a membri della famiglia garantirebbe la continuità della gestione e delle scelte (opinione diffusa soprattutto tra le piccole). Il 10,7% ritiene, infine, che tale fenomeno non costituisca un problema.

Il perdurare e la natura della crisi hanno imposto a molte imprese di rivedere il proprio modello di azione e in tale logica il passaggio generazionale risulta per la maggior parte degli imprenditori (tre su quattro, il 74,7%) un'opportunità di cambiamento. L’11,5% lo vede come una priorità assoluta, ma il 9,7% pensa, invece, che sia una questione che può essere rimandata. Per il 4,1% il passaggio generazionale è una scelta inopportuna.

Strategie ed esperienze

Posti di fronte alla prospettiva di un passaggio generazionale, gli imprenditori del Nord Est appaiono decisamente orientati verso la continuità. Secondo il 55,9% il mantenimento della proprietà e della gestione all’interno della famiglia rappresenta la strategia migliore (percentuale che sale a oltre il 60% per le aziende con meno di 10 dipendenti). Il 26,1% degli imprenditori, pur rimanendo a favore della continuità, si dichiara aperto a manager esterni (principalmente i titolari di imprese di dimensioni maggiori). Il 12,4%, poi, è a favore dell’apertura del capitale a terzi, ma con controllo della gestione in capo alla famiglia. Solamente il 5,6% crede che il ricorso a manager e l’apertura del capitale a soggetti esterni rappresenti la strategia migliore.

Tra gli imprenditori che hanno già affrontato il passaggio generazionale scegliendo la continuità: il 61,8% riconfermerebbe la strategia perseguita, il 25,5% ritiene, invece, che la scelta migliore sia quella di mantenere la proprietà, ma di affidare la gestione a manager esterni, il 13,7% aprirebbe il capitale a terzi, il 6,6% opterebbe per un’apertura totale (gestione a manager, apertura del capitale a soggetti esterni).

Esaminando le esperienze delle aziende agroindustriali che hanno già vissuto la fase del passaggio generazionale risulta che nel 46,7% delle imprese continuano a convivere diverse generazioni di imprenditori, nel 31,5% dei casi il passaggio è avvenuto in maniera “automatica” con l’uscita dell’imprenditore ma senza alcuna programmazione, mentre nel 21,8% delle realtà l’avvicendamento è stato pianificato e ha coinvolto tutta l’organizzazione.

Più della metà degli imprenditori (il 52%) crede che la convivenza di due generazioni in azienda sia auspicabile per non disperdere l’esperienza e le relazioni instaurate nel tempo. Il 22,5% ha invece una visione critica soprattutto nel caso in cui la generazione precedente non accetti di modificare il proprio ruolo nell’impresa. Una quota analoga crede che un’esperienza di questo tipo possa essere positiva, ma solamente se limitata nel tempo. Solamente il 3% ritiene che sia un’esperienza dannosa in quanto non permetterebbe alle giovani generazioni di avviare una nuova fase dell’impresa.

Sollecitati sulle problematiche rilevate durante la fase di passaggio generazionale, secondo il 28,8% degli intervistati il problema principale è la reticenza dell’imprenditore a lasciare l’impresa, mentre per il 22,4% è la mancanza di interesse da parte dei figli a proseguire l’attività di famiglia e per il 22,3% è la loro scarsa capacità imprenditoriale. Il terzo elemento citato è la capacità dell’organizzazione ad accettare il cambiamento (19,5%). Chiude l’incapacità di delegare la gestione a manager (9%).



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