Teatro  - Articoli 2013   Indice

Da martedì 5 febbraio la rassegna
nello storico Teatro veneziano

Macellum inaugura i martedì dell'Avogaria

  26.01 - L’Associazione Teatro a l’Avogaria in collaborazione con l’associazione Minimi Teatri di Rovigo propone  nello storico teatro veneziano fino al 26 marzo otto spettacoli fra i più interessanti della nuova scena drammaturgica nazionale. S'inizia martedì 5 febbraio con "Macellum".

Macellum ovvero Il valzer dell’Orazio narra la nota vicenda degli Orazi e dei Curiazi, già trattata da Tito Livio e fonte d’ispirazione per poeti, artisti figurativi, drammaturghi e musicisti. Tre fratelli contro tre fratelli che, estratti a sorte, per non infiacchire le forze di Romani ed Albani di fronte al comune nemico etrusco, si scontrano in rappresentanza di tutti e due gli eserciti in un gioco al massacro in una piana tra Roma ed Albalonga. L'ultimo Orazio dopo aver ucciso l’ultimo Curiazio, rientra a Roma ed uccide anche sua sorella, promessa sposa del Curiazio ucciso, la quale non accetta di aver perduto il suo amore. A questo punto a Roma si apre un dibattito: l'Orazio dovrà essere acclamato come vincitore o punito come assassino?
Lo spettacolo, con Titta Ceccano, è tratto da L’Orazio di Heiner Müller, un testo del 1968, e riflette sul bene e sul male che possono albergare in un solo individuo e sul valore delle parole. La tragedia privata è scelta come metafora per narrare in modo imparziale gli eventi di una guerra sanguinosa e per approfondire il concetto di verità contro ogni adulterazione del linguaggio.

Martedì grasso, 12 febbraio, ore 21, è di scena "Appunti per un’accorta gestione demografica", di e con Federico Paino. In una stanza vuota si svolge un lungo monologo dal tono liberatorio su una trama quasi priva di ogni determinatezza. Un viaggio nella vita perfettamente organizzata di un impiegato qualunque, che coltiva in segreto ideologie razziste e violente, deliri apocalittici, ma anche tenere aspirazioni amorose, dove improvvisamente irrompe un delitto compiuto “senza colpa”. Una macchia che si può rifiutare o abbracciare e che destabilizza ogni sicurezza, apre le porte a una confessione incosciente quanto inevitabile. La scansione ritmica del mondo esterno e l’obbligo a “tornare al lavoro” rimangono le sole protezioni contro l’ammissione di una colpa orribile e veniale a un tempo: l’accettazione serena della “banalità del male”.

Martedì 19 febbraio, ore 21. Doppio appuntamento con il teatro–danza . Si parte con "Dita Dittonghe" di e con Alessia Garbo, una prima assoluta dove la danzatrice trae spunto da aforismi della scrittrice Marguerite Yourcenar per riflettere sul corpo e sui suoi bisogni fisiologici con cui quotidianamente ci confrontiamo. A seguire L’abito nudo di e con Alberto Cacopardi, una descrizione in movimento dei molteplici stati d’animo dell’anima, l’esplorazione con il corpo delle presenze maschili e femminili. Il linguaggio artistico proposto ricerca la preziosa fragilità del corpo e dell’animo umano da cui scaturisce l’energia vitale che porta all’atto creativo.

 Martedì 26 febbraio ore 21. La riflessione sul potere e sulla sua voracità che fagocita gli uomini, trasformandoli in pedine vittime di un gioco più grande , è al centro,di "Facevo il morto", spettacolo multimediale per la regia di Roberta Spaventa. Una piece che si sofferma sulla questione centrale e atemporale del Potere che crea ruoli e blocca gli uomini in strutture sociali prestabilite, sulle “banali” modalità che usa per confermare sé stesso creando dubbi e sensi di colpa, astenendosi dal fornire quegli strumenti necessari all’emancipazione e alla capacità di azione consapevole. Una denuncia contro l’abbandono e l’impossibilità di creare un futuro migliore in una società più vivibile. I due personaggi, Duca e Fido, si muovono in un doppio viaggio, quello fisico in carne ed ossa dove giocano il proprio ruolo e quello della video-installazione, in cui i loro alter-ego vivranno una realtà parallela, ed illusoria.

Martedì 5 marzo ore 21"Arbeit" del regista Giorgio Sangati con Anna Tringali, spettacolo vincitore del 2° Premio Assoluto e del Premio Miglior Attrice al Premio OFF 2013 del Teatro Stabile del Veneto diretto da Alessandro Gassmann. Uno spettacolo di grande attualità che tratta il tema del lavoro, il lavoro dei giovani, gli incidenti sul lavoro, lo sfruttamento, la disoccupazione, il precariato, la crisi. La protagonista , Nicoletta, è una ragazza come tante, semplice, di provincia. La vita le ha dato poco e quel poco se l'è dovuto conquistare, è cresciuta in fretta. Ha imparato subito che il lavoro fa l'uomo, che senza non si può stare, non si deve. Ha scoperto che la felicità non si compra e che e va conservata con cura perché è fragile, molto. Le è stata rubata questa felicità, fatta a pezzi, calpestata. Ma Nicoletta è una ragazza forte perché ha ancora l'incoscienza di rischiare, di sognare che le cose, forse, si possono cambiare, ha il coraggio, raro, di dire no, di difendere la dignità di essere uomini perché il lavoro non rende liberi. In scena sulla sedia di una sala d'aspetto di una clinica, una giovane attrice e il suo talento, la sua generosità nel darsi fino in fondo, nel raccontare un mondo, il nostro, che purtroppo ha ancora bisogno di eroi.

Martedì 12 marzo ore 21. La schiavitù e dipendenza dal mezzo televisivo protagonista di "Telemomò" di e con Andrea Cosentino , in programma . Un cabaret surreale e pungente sull’elettrodomestico che più di ogni altro ha condizionato e continua a farlo le nostre esistenze. Una piece che intreccia le gag immortali di Totò con Antonin Artaud creando una sorta di avanspettacolo della crudeltà. Ridere per poi subire un pugno nello stomaco. Il protagonista alterna il registro del comico al tragico per rovesciare sullo spettatore tutta l’assurdità della realtà quotidiana che ci circonda, seguendo le vicende di un attore alle prese con il problema di raccontare una vicenda di cronaca nera, che diventa lo spaccato di una società filtrata e ingabbiata dalla mediocrità pop della televisione.


Martedì 19 marzo ore 21.00. Elisa Menon con "Silenzio" porta in scena un tema difficile, una storia di ordinaria follia dalla provincia perbenista e silenziosa. Un lavoro che alterna prosa e poesia, lingua italiana e dialetto friulano per narrare le vicende di una bambina che perde l’innocenza troppo presto. Costretta a diventare donna in anticipo, non vuole rinunciare però a vivere la sua libertà ed a sentirsi uguale a tutti gli altri. Rifiutare il silenzio, e con esso il marchio della vergogna è quello che si cerca di apprendere in questo lavoro, e lo si apprende dalla natura stessa, matrigna si, ma anche madre. "Silenzio" è un piccolo rituale cui sono invitati a partecipare vittime e carnefici, durante il quale spettatori e osservati vengono privati della maschera del Silenzio per confrontarsi alla fine su ciò che conta davvero nella vita: seguire il proprio cuore, il proprio istinto alla libertà.


Martedì 26 marzo ore 21. Chiude il cartellone un grande classico del XVI sec., “La Venexiana” nella riduzione e regia di Gabbris Ferrari. Di autore anonimo, a lungo considerato un testo prettamente erotico, è in realtà una commedia profondamente comica e divertente. La vicenda si muove sui temi della passione amorosa, dell'erotismo e delle attrazioni fatali: due donne si invaghiscono dello stesso uomo, uno straniero giovane e attraente. La loro condizione sociale è agiata ma diverso lo stato civile: Angela è vedova e disposta a pagare i suoi momenti d’amore, Valeria invece è maritata con un uomo anziano che non compare mai nella commedia. Intorno a loro le rispettive serve, Nena e Oria, che si prodigano per far sì che ogni cosa vada a buon fine. I protagonisti maschili sono: Julio, lo “straniero”, il giovane bello e disponibile che accetta qualsiasi soluzione pur di uscire dal suo stato di indigenza e sfrutta il suo fascino; Bernardo, servitore alle dipendenze di Angela, che tira a campare come può. La riduzione di Fabbris mantiene il suo originale spirito comico e gli aspetti paradossali di pregnante attualità. Sullo sfondo la città di Venezia, spazio che si percepisce come un mondo esterno ed estraneo al gioco erotico dei protagonisti ma pur sempre complice e tollerante.

L’Associazione Teatro a l’Avogaria, nasce nel 1969 dalla passione e dalla tenacia di Giovanni Poli, già fondatore del Teatro Universitario Cà Foscari di Venezia, e dagli esordi si pone come laboratorio di ricerca che coniuga un metodo d’improvvisazione teatrale tra la Commedia dell’Arte e le Teorie dell’Avanguardia. In più di quarant’anni di attività ha prodotto oltre sessanta spettacoli tra cui la “Commedia degli Zanni” rappresentata con successo sui più importanti palcoscenici internazionali. Riconosciuta come uno dei centri di formazione professionale di riferimento nel Triveneto, ogni anno organizza corsi, dedicati ad appassionati e professionisti, su discipline quali recitazione, Commedia dell’Arte, dizione, storia del teatro, canto, tecnica dell’interpretazione.

Info.
Gli spettacoli della Rassegna “I Martedì all’Avogaria”, sono alle 21.00, su prenotazione telefonica ai numeri 0410991967-335372889 avogaria@gmail.com
www.teatro-avogaria.it/


 



"Dita Dittonghe"

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