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Il consigliere regionale del Pd Franco Bonfante nella sua newsletter scrive che ci sono segnali inquietanti di un ritorno aggressivo di società specializzate

"Il territorio veronese è a rischio
 pattumeria del Veneto"


Roverchiara, oasi
L'oasi di Roverchiara. La zona più volte è stata fatto oggetto di attenzioni
dove allestire una discarica di amaianto



14.10 - Sull'ultra decennale questione delle  discariche in provincia di Verona, nella sua newsletter il consigliere regionale Franco Bonfante (Pd) scrive: "Ci sono segnali inquietanti di un ritorno aggressivo di società specializzate nel campo dello smaltimento dei rifiuti con progetti che interessano il nostro territorio. L’arresto dell’ex Capo Dipartimento regionale dell’Ambiente ed il coinvolgimento nell’inchiesta penale di numerose altri soggetti del mondo politico ed imprenditoriale evidenziano quello che abbiamo sempre sospettato e spesso dichiarato: gran parte dei progetti di smaltimento dei rifiuti non rispondono a logiche di tutela ambientale, ma quasi esclusivamente ad interessi affaristici con seri rischi per l’ambiente e la salute di noi tutti".

E subito dopo fa un un elenco dei problemi aperti: "Discarica di amianto a Roverchiara: temporaneamente respinto con una votazione 7 a 6 in commissione VIA;  presentazione di un progetto per una discarica di amianto a Bergantino, ai confini con Legnago; conferma della volontà di realizzare un inceneritore di Pollina a Castagnaro da parte di AGSM; inserimento dell’inceneritore di Ca’ del Bue nella proposta della Giunta Regionale di Piano dei Rifiuti nel Veneto; nuova discarica di rifiuti industriali a Quaderni tra Villafranca e Valeggio; ripresentazione della proposta di discarica a Caluri di Villafranca; Ampliamento della discarica di San Martino Buonalbergo; Ripresentazione del progetto di un impianto per la rigenerazione di terre inquinate a Sorgà dopo 4 anni di silenzio; discarica Rotamfer a Sona: la proprietà e la Regione ricorrono al Consiglio di Stato contro il comitato di cittadini che avevano vinto al TAR bloccando il progetto".

Quindi, più avanti si legge
: "La responsabilità principale è della Giunta Regionale, che non ha mai voluto attuare la legge regionale del 2.000, che stabilisce il principio di prossimità (i rifiuti devono essere smaltiti vicino al luogo di produzione) e non ha mai voluto individuare preliminarmente le aree idonee allo smaltimento. In questo modo ha lasciato libere le società del settore di ricercare aree a basso prezzo (quindi ex cave non ripristinate, zone agricole a scarso rendimento, ecc…) in zone poco popolate ove le proteste potessero essere facilmente controllate e di scarsa incidenza, per fortuna sbagliando spesso i calcoli".

E questa è la conclusione della sua newsletter: "Da qui la corsa all’accaparramento del nostro territorio; se a questo aggiungiamo altri aspetti che stanno emergendo dalle indagini giudiziarie tutto è più chiaro: quindi non crediate una parola sulle storie che vi raccontano per giustificare gran parte di quei progetti: gli inceneritori (Schio e Padova) e le discariche in funzione nel veneto sono più che sufficienti per affrontare le necessità di smaltimento rifiuti dei prossimi anni, tanto più se si spinge maggiormente per la raccolta differenziata, per il recupero e riuso del materiale e per la riduzione a monte dei rifiuti; la crisi economica ha ridotto significativamente il volume dei rifiuti, in particolare industriali;le discariche tuttora attive del nostro territorio (Legnago e con aspetti delicati Pescantina) per poter bonificare le parti non utilizzate o inquinate hanno bisogno di maggiori o specifiche quantità di rifiuti. Questi aspetti si sposteranno nei prossimi mesi sul l’esame e l’approvazione da parte del Consiglio Regionale del Piano dei Rifiuti, tappa essenziale anche per Verona e Provincia." (Red)
 
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