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"Arca di Noè" fatta con DNA per salvare
i 14 rinoceronti del Borneo
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A lato, Massimo Delledonne nella Maliau Basin Conservation Area (regione di Sabah, Malaysia)


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Sopra, uno degli ultimi esemplari di rinoceronte
del Borneo

29.11 - Solo quattordici esemplari in tutto il pianeta. Sono gli ultimi irriducibili rinoceronti di Sumatra. Trascorrono la loro esistenza in cattività nell'isola del Borneo.

È il luogo della loro lenta estinzione, vittime delle tare genetiche e dei problemi associati a un'esistenza endogamica (accoppiamenti all'interno di uno stesso gruppo sociale) e dunque all'impossibilità di avere una prole sana. L'unica speranza è ricreare artificialmente quella variabilità genetica che consenta la sopravvivenza e introdurla nel loro DNA. A questo straordinario progetto chiamato "Arca di Noè" sta lavorando un gruppo di ricercatori dell' università di Verona, del Museo delle Scienze di Trento (Muse) e della Sabah Foundation che nel Borneo malese si occupa di salvaguardia della biodiversità, proprio con l'obiettivo di salvare dall'estinzione i rinoceronti di Sumatra e, potenzialmente, qualsiasi altra specie.

"Tutto è cominciato la scorsa estate con un viaggio nel Borneo per sequenziare, ovvero estrarre, leggere e decodificare il codice genetico di una curiosa e minuscola specie di rane, quella delle cascate", spiega Massimo Delledonne, direttore scientifico di Personal Genomics, spin-off dell'Università di Verona che insieme all’Ateneo veronese e al MUSE Museo delle Scienze di Trento, ha messo a punto un kit per un laboratorio mobile che sta in una valigia, con il quale è possibile "leggere" il DNA ovunque, persino nella foresta.

Ed è là, infatti, nella field station nella Maliau Basin Conservation Area, uno dei migliori luoghi al mondo in cui ammirare le meraviglie della foresta pluviale e dove operano ricercatori di tutto il mondo, che lo scorso luglio Massimo Delledonne e Michele Menegon del MUSE, sono venuti a conoscenza del destino, segnato, dei rinoceronti di Sumatra e hanno accettato l’invito dei malesi di leggere il genoma di tutti e 14 i rinoceronti rimasti, al fine di permettere, in un futuro non molto lontano, la creazione di una sorta di "Jurassic Park" delle specie animali in pericolo. Con la differenza che invece di riportare in vita quelle già scomparse, il nuovo “Endangered Park” darebbe una seconda possibilità a quelle specie che ancora potrebbero sopravvivere.

"Non si tratterebbe di clonare gli animali, come avvenuto nel celebre caso della pecora Dolly", prosegue Delledonne, "ma di produrre, in laboratorio, un DNA sintetico di alta qualità, da inserire senza difetti nella cellula uovo dell'animale per consentire la nascita di un esemplare sano. È questa la nostra "Arca di Noè": leggere il DNA e introdurre "a mano" quelle differenze che servono perché una specie in via di estinzione possa continuare a vivere. O addirittura, in futuro, per arrivare alla de-estinzione", conclude Delledonne, "cioè a riportare in vita una specie già scomparsa, a partire dai frammenti di DNA rintracciabili in ossa, peli, piume conservati nei musei".

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