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Crisi Russia - Ucraina. Documento del Pri Veneto

01.03.21 - Dal Pri del Veneto riceviamo e pubblichiamo molto volentieri questo comunicato stampa relativo alla sanguinosa crisi in atto tra tra Russia e Ucraina.

Nel testo si legge: «La tragica degenerazione della crisi ucraina impone una presa di posizione chiara tanto alle coscienze dei singoli come pure, ed in primis, alle forze politiche e sociali che sono espressioni tangibili di quelle formazioni sociali ove si svolge la personalità dei singoli, a cui fa riferimento l’art. 2 della Carta costituzionale italiana.

«Partiti, movimenti, organizzazioni che operano nel sociale sul territorio italiano devono unire la loro voce elevandosi al di sopra delle diverse ispirazioni ideali, per chiedere con forza che le armi tacciano ed i dissidi all’origine della contrapposizione tra due Stati europei di grande storia e cultura tornino ad essere affrontati sul terreno che il tortuoso percorso della civiltà europea, lungo decine di secoli di conflitti e di evoluzione del pensiero, ha finalmente riconosciuto come unico appropriato e rispettoso della dignità dell’essere umano: il confronto negoziale.
.
«Chiedere al Paese che ha fatto la scelta del ricorso alle armi di fermare la campagna militare non significa
negarne il diritto di tutelare proprie minoranze ed accettare di essere spettatore passivo di quella che ritiene una marginalizzazione del proprio ruolo sullo scenario internazionale. Significa, invece, richiamare la Russia alla condivisione di un progetto di convivenza pacifica e di collaborazione che è il baricentro ed insieme il faro della costruzione della civiltà europea moderna incentrata sul ripudio della guerra come metodo di risoluzione delle controversie, a cui proprio la Russia,
per le aggressioni subite nel corso dei secoli e per le grandi risorse di civiltà di cui è portatrice, può e deve partecipare a pieno titolo.

«Le lacerazioni che un conflitto militare provoca e sedimenta, tanto più quando condotto con la carica di distruttività e destabilizzazione sociale propri delle tecnologie belliche moderne, sono devastanti ancor più della catena immane di lutti e distruzioni che lasciano sul campo; segnano il venir meno, drammatico, di ogni possibilità di confronto, di interlocuzione razionale e il rifluire di tutto nella cupa regola del puro rapporto di forza in cui l’altro può essere solo aggressore o aggredito».

E subito dopo: «Chi appartiene ad un mondo che lungo una storia fatta di contrasti, di traumi e di contrapposizioni è approdato ad una visione di cooperazione fattiva, modellata attraverso la condivisione di assetti istituzionali e nel rispetto dei diritti umani, non può accettare che l’indipendenza dell’Ucraina sia soppressa con una guerra di conquista e col martirio della popolazione civile. Si tratta di una scelta di campo non a favore di un Paese contro un altro, ma di logica conseguenza dell’adesione ad un impegno di rispetto dei popoli, che chi crede nella libertà assume in primo luogo con se stesso.

«Le armi devono tacere. Occorre sollecitare con la massima intensità la Russia a tornare sul sentiero della civiltà del confronto
politico e diplomatico. Si tratterà di farlo con una consapevolezza rinnovata che dovrebbe portare l’Europa a farsi parte più attiva nel prospettare vie d’uscita dai contrasti all’origine dello sbocco conflittuale.L’Europa comunitaria può portare il suo contributo in termini di collaudati assetti per la tutela delle minoranze e di forme di collaborazione tra UE e Paesi terzi rispettose delle aspettative dei grandi protagonisti della storia europea e mondiale.

«Per giungere a questo, tuttavia, è condizione indispensabile che il conflitto armato cessi immediatamente e siano aperti corridoi umanitari di aiuto alla popolazione civile colpita dagli eventi bellici. Accertati questi presupposti, l’Europa potrà rivedere tempestivamente le misure sanzionatorie assunte nei confronti della Russia, per creare le condizioni migliori per il dialogo».

Il documento così conclude: «Il PRI Veneto chiede alle forze politiche presenti nel Consiglio regionale, ai sindacati, alle associazioni e alle organizzazioni non governative di condividere i contenuti del presente documento ed al Presidente della
Regione Veneto di farsi latore degli stessi presso le Autorità nazionali ed europee, come segno ulteriore dello sforzo di ricondurre la drammatica contrapposizione tra Russia ed Ucraina nell’alveo dei processi politici pacifici con cui governare, in una prospettiva di sviluppo e non di sopraffazione, i contrasti tra soggetti internazionali e le esigenze di tutela delle popolazioni affini».
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