Heos.it  Documenti    Febbraio 2016 

 

 

 
 
Nucleare Nord Corea: a 2 mesi dall’annuncio prosegue monitoraggio sulla natura del test

L'area interessata dal test nucleare della Corea del Nord effettuato il 6 gennaio scorso



11 marzo 2016. Un team di esperti altamente specializzati dell’ENEA sta effettuando misure della radioattività riconducibile ad un’esplosione nucleare nella regione. A due mesi dall'annuncio di Pyongyang, non ci sono prove certe della natura “nucleare” dell’evento registrato all’epoca dai sismografi di numerosi Paesi. A poco più di due mesi dall’annuncio da parte della Corea del Nord di aver testato con successo una bomba ad idrogeno, manca ancora una prova certa della natura nucleare dell’evento, ovvero la misura di radioattività riconducibile ad un’esplosione nucleare. È quanto emerge dai monitoraggi effettuati dall’ENEA, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, tramite sistemi di analisi appositamente sviluppati e modelli previsionali di trasporto atmosferico; dal 6 gennaio scorso l’Agenzia continua a monitorare la regione per individuare indizi da trasmettere all’Autorità Nazionale per la Messa al Bando Totale degli Esperimenti Nucleari (Comprehensive Nuclear-Test-Ban Treaty - CTBT) presso il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI), Direzione Generale per gli Affari Politici e di Sicurezza[1].

Ad oggi il dato certo è che il 6 gennaio scorso si è verificato un evento sismico di magnitudo 4,82 con caratteristiche associate ad un’esplosione alle 2:30 (ora italiana) nella stessa zona in cui la Corea del Nord aveva già condotto tre test nucleari nel 2006, 2009 e 2013; l’evento è stato registrato dalle stazioni sismiche di numerosi Paesi e dalla rete internazionale di monitoraggio del Trattato CTBT.

Secondo gli esperti ENEA, tenuto conto dei meccanismi di rilascio da un test sotterraneo, è impossibile fare previsioni sui tempi: nel 2013 una stazione giapponese del sistema di monitoraggio del CTBT ha rilevato isotopi radioattivi compatibili con un’ipotesi di rilascio dal sito, dopo oltre 50 giorni dall’annuncio del test e dal rilevamento di un segnale sismico associato. Anche in caso di rilevamento di isotopi radioattivi, tuttavia, potrebbe essere difficile attribuirlo ad un test nucleare, considerando il complesso fondo naturale e antropogenico della regione dove sono presenti impianti nucleari e di produzione e uso di radioisotopi a scopo medicale.

L’ENEA si occupa degli aspetti di verifica del CTBT da metà degli anni ’90 del secolo scorso e, dal 2009, mette a disposizione del MAECI un gruppo di esperti altamente specializzati che svolge le funzioni di Centro Nazionale Dati per il monitoraggio della radioattività in atmosfera a supporto dell’attuazione del Trattato. Il team opera a Bologna e può contare sul sistema di verifica del CTBT, unico nel suo genere: una rete di 16 laboratori per misurare la radioattività e 321 stazioni di monitoraggio sismiche, infrasoniche, idroacustiche e per il rilevamento di radionuclidi rilevanti. Queste ultime sono distribuite uniformemente sulla superficie terreste e in grado di misurare particolato e xeno radioattivo.
Il CTBT rientra tra i principali accordi di non proliferazione e disarmo e, dopo il Trattato di Non Proliferazione Nucleare, costituisce il secondo pilastro su cui poggia il regime internazionale di controllo e limitazioni delle armi nucleari.

Vedi

www.enea.it 
www.ctbto.org
 


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