Heos.it  Documenti    Febbraio 2016 

 

 

 
 
Pressione alta: pazienti raddoppiati nel mondo,
epidemia nei Paesi poveri

23.11 - Raddoppiato nel mondo il numero di persone con la pressione alta negli ultimi 40 anni, raggiungendo 1,13 miliardi di individui. E mentre diminuiscono gli ipertesi nei Paesi industrializzati, aumentano in quelli a medio e basso reddito, in particolare in Africa e nel sud dell’Asia.

Sono le conclusioni a cui è giunto uno studio, condotto dagli scienziati dell’Imperial College London, pubblicato su Lancet. La ricerca, la più ampia del genere realizzata attraverso i risultati di 1.479 indagini su popolazioni esaminate di età superiore a 18 anni dal 1975 al 2015, ha coinvolto poco meno di 20 milioni di persone ed è stata condotta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e da centinaia di scienziati appartenenti a vari enti di ricerca. Anche l’Istituto Superiore di Sanità ha partecipato con i suoi studi condotti dai primi anni ’80 del secolo scorso fino ad oggi.

I parametri sono misurati in millimetri di mercurio (mmHg). La pressione alta, 140/90 mmHg o più, sottopone a sforzo e tensione i vasi sanguigni, ma anche cuore, cervello e reni, attestandosi come la prima causa nel mondo di malattie cardiovascolari, che possono condurre a infarto e ictus, e che provocano la morte di 7,5 milioni di persone in tutto il pianeta ogni anno.

La ricerca ha identificato nel 2015 il Regno Unito come il Paese europeo con la proporzione più bassa di pazienti affetti da pressione alta (18% degli uomini e 12% delle donne) mentre tra quelli con le stime più alte la Croazia (38% di uomini ipertesi ). Nel mondo, il primato della proporzione più bassa va alla Corea del Sud, agli Stati Uniti, al Canada, al Perù e a Singapore, mentre oltre la metà degli ipertesi vive in Asia: circa 226 milioni in Cina, 200 milioni in India e 235 milioni nell’est asiatico. A livello globale, sono gli uomini ad essere ipertesi più delle donne: 597 milioni contro 529.

Per quanto riguarda la situazione italiana, il confronto tra le due indagini dell’Osservatorio Epidemiologico Cardiovascolare/Health Examination Survey (1998-02 e 2008-12) ha mostrato che, nel decennio esaminato, nella popolazione di età compresa tra i 35 e i 74 anni il valore medio della pressione arteriosa sistolica è sceso in entrambi i generi, passando da 135 a 132 mmHg negli uomini e da 132 a 127 mmHg nelle donne, mentre quello della diastolica è sceso solo nelle donne (da 82 a 79 mmHg). Lo stato del controllo dell’ipertensione è migliorato in entrambi i generi anche se la situazione rimane migliore nelle donne tra le quali i soggetti adeguatamente trattati sono passati dall’11,5% al 26% del totale delle ipertese mentre negli uomini la variazione registrata per la stessa categoria è stata dal 7,3% al 15,5%.

Ciò che sorprende dai risultati della ricerca è che la pressione alta sembra oggi non riconducibile a condizioni di benessere, come invece avveniva un tempo, mentre è più diffusa in condizioni di povertà. Nei paesi ricchi, i valori medi più bassi di pressione arteriosa sarebbero dovuti al maggior consumo di frutta e verdura ed al ricorso precoce alle terapie. Al contrario, nei paesi poveri, una alimentazione scorretta, poco salutare, ricca di calorie, grassi saturi di origine animale, di colesterolo e di sale e povera di frutta e verdura, fin dall’infanzia, incrementerebbe nel corso della vita il rischio di aumento della pressione arteriosa. (red)

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