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"Enertun", la galleria energetica per metropolitana
che dà energia alle case
 
Sopra, da sinistra, l’installazione in galleria: sono visibili i tubi che consentono di ‘spostare’ il calore dal terreno agli edifici;
un concio di rivestimento della galleria della metropolitana di Torino attrezzato con i tubi per lo scambio di calore



16.11.17 - Torino. Installato a scopo sperimentale il primo “concio energetico” italiano. Si chiama ENERTUN ed è operativo nella tratta Lingotto-Bengasi della linea 1 della metropolitana di Torino in fase di costruzione. Il progetto - finanziato dal Politecnico di Torino attraverso il bando Proof of Concept, dedicato alla validazione e prototipazione delle tecnologie - è stato presentato ieri 15 novembre a Torino.

ENERTUN è un elemento strutturale prefabbricato di rivestimento della galleria che consente di scambiare calore con il terreno adiacente in modo da produrre energia termica. In pratica viene applicato il principio della geotermia che sfrutta il calore naturale della Terra per ottenere energia termica per uso domestico.

In altre parole, si tratta di utilizzare il calore naturalmente prodotto dal nucleo del nostro pianeta, che si diffonde anche a poche decine di metri sotto la superficie. Il principio è piuttosto noto e utilizzato in diversi contesti, ma quello che succederà a Torino è unico in Italia: grazie al brevetto Enertun del Politecnico di Torino, sarà possibile utilizzare la costruzione di un’infrastruttura di trasporto, come la metropolitana, per ottenere calore in inverno e raffrescare gli ambienti in estate. Il tutto utilizzando un elemento già strutturalmente presente nelle gallerie, cioè il “concio”, la struttura di calcestruzzo armato che riveste i tunnel e che, nel progetto del Politecnico, diventa “energetico”, cioè viene integrato con tubi contenenti un fluido che scambia il calore con il terreno circostante e lo può trasportare in superficie.

Enertun può essere impiegato nella realizzazione di gallerie scavate mediante TBM, le cosiddette ‘talpe’, trasformando la galleria stessa in un grande scambiatore di calore con il terreno per realizzare sistemi di condizionamento e riscaldamento degli edifici in superficie e per produrre acqua calda.

Il progetto di ricerca consentirà di testare lo scambio termico del prototipo di galleria energetica nel sottosuolo torinese in vista di possibili applicazioni future, come ad esempio la linea 2 della metropolitana.

Al riguardo il professor Marco Barla, docente al Dipartimento di Ingegneria Strutturale, Edile e Geotecnica del Politecnico, spiega: “La realizzazione di una galleria energetica consente di sfruttare il fatto che la temperatura del sottosuolo alla profondità di realizzazione dello scavo sia sostanzialmente costante tutto l'anno. Ad esempio a Torino risulta di 14°C, quindi molto più bassa della temperatura esterna estiva, mentre d'inverno è vero il contrario. Grazie ad una pompa di calore si può sfruttare questa differenza di temperatura per 'spostare' il calore da una parte all'altra, rinfrescando gli edifici d'estate e riscaldandoli d'inverno. Il concio ENERTUN consente lo sfruttamento intelligente di una fonte energetica locale e rinnovabile. Può trovare applicazione soprattutto nelle aree urbane, magari integrando la galleria energetica ai sistemi di teleriscaldamento. Si pensi ad esempio alla linea 2 della metropolitana di Torino che dovrebbe transitare in aree dove sono previsti nuovi insediamenti che potrebbero beneficiare del calore del sottosuolo, riducendone così l’impronta ecologica”.

E sui lavori svolti l’ingegner Alessandra Insana, dottoranda del Politecnico che sta seguendo in prima persona la sperimentazione in corso, conclude: “Abbiamo installato due anelli interamente costituiti da conci geotermici. È stato un lavoro impegnativo che ha richiesto oltre un anno e la collaborazione di molte persone. I primi dati raccolti dalla campagna sperimentale mostrano risultati molto promettenti, anche leggermente superiori alle valutazioni ottenute mediante i modelli numerici. La sperimentazione continuerà per un altro anno”.

Il valore aggiunto di questa tecnologia risiede soprattutto nel fatto che si utilizza di fatto una struttura che sarebbe stata realizzata comunque. Viene così meno la necessità di scavare appositamente sonde e pozzi geotermici, con una conseguente riduzione dei costi complessivi. (red)

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