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Uno stravagante lanciatore: il buco nero solitario e nascosto

Immagine artistica del buco nero nell'ammasso globulare NGC 3201 (foto eso.org)

17.01.18 - Osservata una stella nell'ammasso globulare NGC 3201 nella costellazione australe della Vela a circa 60 anni luce da noi, che si comporta in modo strano: sembra che sia lanciata avanti e indietro a velocità di parecchie centinaia di migliaia di chilometri all'ora, con un andamento che si ripete ogni 167 giorni.
Per gli astronomi il lanciatore è un buco nero invisibile di massa pari a circa 4 volte la massa del Sole. Si tratterebbe del primo buco nero di massa stellare inattivo, individuato all'interno di un ammasso globulare direttamente grazie alla sua attrazione gravitazionale. Questa importante scoperta potrebbe condizionare la comprensione dei meccanismi di formazione degli ammassi stellari, dei buchi neri e dell'origine degli eventi di onda gravitazionale. La scoperta è stata fatta da un gruppo di astronomi che hanno usato lo strumento MUSE dell'ESO (European southern observatory) installato sul telescopio VLT (Very Large Telescope) in Cile.

Gli ammassi globulari sono enormi sfere formate da decine di migliaia di stelle che si trovano nella maggior parte delle galassie. Sono tra i sistemi stellari più antichi dell'Universo e risalgono a un'epoca vicina all'inizio della crescita ed evoluzione delle galassie. Se ne conoscono più di 150 all'interno della Via Lattea.

La relazione tra i buchi neri e gli ammassi globulari è importante ma ancora misteriosa. A causa della grande massa e avanzata età, si pensa che questi ammassi abbiano prodotto un grande numero di buchi neri di massa stellare - creati quando le stelle massicce all'interno dell'ammasso esplodevano e collassavano, nel corso della lunga vita dell'ammasso.

Studi recenti di sorgenti di onde radio e di raggi X negli ammassi globulari, così come gli eventi di onde gravitazionali osservati a partire dal 2016, causati dalla fusione di due buchi neri di massa stellare, suggeriscono che questi buchi neri relativamente piccoli possano essere più comuni, negli ammassi globulari, di quanto ritenuto fino ad oggi. (red)

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