Documenti Scoperto il segreto del fiore “petaloso”
 
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Uno studio dell’Università Statale di Milano e del PTP Science Park di Lodi riconduce la moltiplicazione di petali dei fiori di pesco e delle rose alla mutazione di un gene regolatore
Scoperto il segreto del fiore “petaloso”

Sopra, a sinistra una rosa a cinque petali, con la forma ‘originale’ del fiore molto comune tra le rose selvatiche. A destra una rosa con decine di petali, uno spettacolo consueto nei nostri giardini (Foto:unimi.it/Francesco Gattolin)

La rosa “Bella di Monza”, elegantissima varietà creata agli inizi dell’800 (Foto: unimi.it/Silvano Fumagalli)


26.07.18 - Il fiore “petaloso” della rosa e del pesco da oggi non ha più segreti. Per la prima volta infatti è stato individuato nella mutazione di un gene la causa della moltiplicazione dei petali. La ricerca è frutto di una collaborazione tra l’Università degli Studi di Milano, dove è stata coordinata dalla Laura Rossini, docente di genetica agraria al Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali, ed il PTP Science Park di Lodi, con il primo autore Stefano Gattolin (ora ricercatore al CNR-IBBA).

Lo studio - pubblicato su The Plant Journal - è partito dall’analisi genetica del numero dei petali nei fiori di pesco, attuata analizzando incroci fra peschi da frutto (5 petali) e peschi ornamentali (molti petali) prodotti dal Daniele Bassi del Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università di Milano.

Conosciuto in tutto il modo per i suoi frutti, il pesco è stato domesticato migliaia di anni fa in Cina, dove è tradizionalmente considerato l'albero dell’immortalità o della longevità, ed è molto apprezzato anche per la generosa fioritura celebrata ogni anno con festival importanti come quello di Shangai.

La sequenza genomica del pesco è stata cruciale per individuare la posizione cromosomica e il gene candidato Di2 che codifica per un fattore di trascrizione della superfamiglia APETALA2: una particolare mutazione di questo gene chiave dello sviluppo del fiore ne altera la regolazione portando alla formazione di un’abbondanza di petali” spiega Laura Rossini.

La prova del nove a conferma dell’importanza di questa mutazione è venuta dall’analisi di alcune varietà di rose messe a disposizione dall’ Associazione Italiana della Rosa e raccolte dal roseto Niso Fumagalli presso la Reggia di Monza ( https://www.airosa.it/index.asp ).

A differenza delle rose a 5 petali quali molte rose selvatiche e alcune varietà che adornano i nostri giardini” commenta Stefano Gattolin “quelle con molti petali, certamente più conosciute, hanno una mutazione funzionalmente analoga nel gene di rosa omologo a Di2 di pesco”.

Tra le rose analizzate vi è anche la Bella di Monza, forse la più iconica e romantica delle varietà di rosa create agli inizi del 1800 da Luigi Villoresi, primo ibridatore di rose in Italia. Questa scoperta apre la strada a ricerche su altre specie di interesse ornamentale quali il garofano e la petunia, piante per le quali sono state selezionate dall’uomo spettacolari varietà a “fiore doppio”.

Il florovivaismo è un’attività di grande importanza economica e si stima che il valore della produzione globale di piante da fiore sia di 55 miliardi di dollari con l’Europa ai primi posti sia per produzione sia per consumo. I “fiori doppi”, con aumentato numero di petali, sono stati selezionati dall’uomo per il loro aspetto attraente e il loro valore commerciale in diverse piante ornamentali, fra cui appunto la rosa e il pesco. (red)


Vedi
www.unimi.it
https://www.airosa.it/index.asp 
https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/tpj.14036

 


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