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Rifiuti imballaggi in plastica:
"l’UE deve ridurre le quantità incenerite"


06.10.20 - Lussemburgo - Secondo un’analisi della Corte dei conti europea, l’UE non raggiungerà i valori-obiettivo che si è posta per il riciclaggio degli imballaggi di plastica per il 2025 e il 2030. I soli imballaggi, come i vasetti di yogurt o le bottiglie d’acqua, costituiscono circa il 40 % dell’utilizzo della plastica e oltre il 60 % dei rifiuti di plastica generati nell’UE. Si tratta del tipo di imballaggio con il più basso tasso di riciclaggio nell’UE (di poco superiore al 40 %). Per risolvere questo crescente problema dei rifiuti, la Commissione europea nel 2018 ha adottato la strategia per la plastica, che prevedeva tra l’altro la modifica della direttiva sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio del 1994 e il raddoppio del valore-obiettivo di riciclaggio dei rifiuti di imballaggio di plastica, che passa così al 50 % entro il 2025 e al 55 % entro il 2030. Il raggiungimento di questi valori-obiettivo sarebbe un passo avanti significativo verso il conseguimento dei traguardi che l’UE si è posta in materia di economia circolare.

"Per raggiungere questi nuovi valori-obiettivo in materia di riciclaggio degli imballaggi di plastica, l’UE deve invertire l’attuale situazione, nella quale le quantità incenerite sono maggiori di quelle riciclate. Si tratta di una sfida difficilissima", ha dichiarato Samo Jereb della Corte dei conti europea e responsabile dell’analisi. E aggiunge: "Facendo rinascere, a causa di preoccupazioni di ordine sanitario, le abitudini dell’usa e getta, la pandemia di COVID-19 dimostra che la plastica continuerà ad essere un pilastro delle nostre economie, ma anche una minaccia ambientale sempre più grave".

Preso atto della realtà, la Commissione adesso sta programmando di modificare le norme in materia di progettazione degli imballaggi ("requisiti essenziali"), che al momento vengono giudicate inapplicabili nella pratica. Ciò, osserva la Corte, potrebbe condurre ad una migliore progettazione degli imballaggi a fini di riciclabilità e potrebbe incentivare il riutilizzo.

In modo analogo, tramite nuove norme UE si vuole armonizzare e potenziare i regimi di responsabilità estesa del produttore, in modo che essi promuovano la riciclabilità (ad esempio, mediante sistemi di modulazione degli oneri o persino sistemi di cauzione-rimborso) e non solo imballaggi più leggeri, come la più parte di essi fa al momento. Sono modifiche necessarie per contribuire a raggiungere i nuovi valori-obiettivo di riciclaggio.

I nuovi metodi di calcolo dovrebbero fornire un quadro maggiormente attendibile dell’effettiva percentuale di imballaggi di plastica che vengono riciclati. Si stima che ciò potrebbe comportare una notevole diminuzione dei tassi di riciclaggio comunicati dagli Strati membri, che passerebbero dall’attuale 42 % ad appena il 30 %.

La sfida relativa al potenziamento della capacità di riciclaggio nell’UE è ancor maggiore se si tiene conto della recente Convenzione di Basilea, che dovrà presto essere applicata, la quale fissa condizioni più rigide per l’invio di rifiuti di plastica all’estero. Gli Stati membri dell’UE fanno elevato ricorso a paesi non-UE per gestire i propri rifiuti di imballaggio di plastica e raggiungere i rispettivi valori-obiettivo di riciclaggio.

Quasi un terzo del tasso di riciclaggio di imballaggi di plastica comunicato nell’UE è ottenuto spedendo questi ultimi in paesi non-UE per farli riciclare. A partire dal gennaio 2021, però, la maggior parte delle spedizioni di rifiuti di plastica sarà proibita. La Corte avverte che ciò, assieme alla carente capacità di trattare questo tipo di rifiuti nell’UE, costituisce un ulteriore rischio per il raggiungimento dei nuovi valori-obiettivo. Rischia inoltre di condurre ad un aumento delle spedizioni illegali e dei reati legati ai rifiuti (le mafie ringraziano), contro i quali il quadro dell’UE è troppo debole. (red)

vedi
https://www.eca.europa.eu/it/Pages/ecadefault.aspx
 


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