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Venezia. Il metodo è stato sviluppato all'Università Ca' Foscari
Prevedere la succosità delle arance: adesso si può

14.04.21 - Brevettata una tecnica capace di “prevedere” la succosità delle arance senza per questo distruggere una grande quantità di frutti: si utilizzano scansioni, prove di spremitura e modelli matematici.

Si tratta del primo metodo e del relativo software e sistema informatico per la sua implementazione, che permette di definire un parametro di succosità, distruggendo una quantità minima di frutti, per poi selezionare le arance una ad una applicando un processo unico, verificabile e soprattutto non invasivo. Il regolamento CE 1221/2008 prevede, infatti, che le arance e altri agrumi destinati al consumo fresco contengano un minimo del 30-35% di peso in succo, a seconda della varietà. Finora però nessuno studio aveva collegato la quantità di succo con le caratteristiche fisiche e varietali dell’agrume. Era quindi necessario distruggere una grande quantità di frutti per poterlo scoprire: un metodo non sostenibile, né scalabile a livello industriale.

Il brevetto è frutto della collaborazione tra Università Ca’ Foscari Venezia, Fondazione Università Ca’ Foscari e Agricola Lusia, azienda di Rovigo, specializzata nella commercializzazione di agrumi per la grande distribuzione e improntata alla sostenibilità. Pietro Riello, del Dipartimento di scienze molecolari e nanosistemi, tra gli inventori del brevetto, spiega: «La metodologia sviluppata da Ca’ Foscari e da Agricola Lusia permette di superare queste limitazioni e prevedere la percentuale e il peso del succo di ciascun frutto (“succosità”), utilizzando un numero molto limitato di frutti – parliamo di qualche decina».

Grazie a una serie di prove di spremitura e di misure volumetriche, il metodo elabora un modello di succosità che “istruisce” il sistema in base al parametro definito e alla varietà, origine e grado di maturazione del lotto. La classificazione di qualsiasi agrume diventa così più sostenibile, efficace e anche implementabile su scala industriale, poiché è agilmente adottabile sul macchinario già esistente in azienda con l’aggiunta di un apposito dispositivo. Un vantaggio sul quale Agricola Lusia ha investito depositando insieme all’Ateneo il brevetto, che ha ora rilevato in totalità per applicarlo industrialmente. (red)


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