
14.10.25 – In Veneto si vota il 23 e il 24 novembre. Ci sarà un calo dell’affluenza elettorale? Vincerà ancora la Lega azzoppata da Salvini oppure Fratelli d’Italia? E il centro sinistra col Pd in formazione, si vedrà arrivare? Un po’ di pazienza e si saprà. Intanto, la domanda circola acida: a cosa serve andare a votare quando si conosce già nome e cognome del presidente e degli assessori che formeranno la nuova giunta, visto che tutto è già stato deciso a tavolino da una mezza dozzina di persone a capo dei singoli partiti, ormai assomiglianti sempre più a dei clan? Anche la Regione Veneto come le altre è un gigantesco centro di potere clientelare. E noi veneti dobbiamo toglierci dalla testa il patetico slogan “padroni a casa nostra”. Un po’ di cautela non guasterebbe…
Nell’attesa del risultato ecco che volano i pizzini. A Luca Zaia, i suoi amici alleati, gli chiedono di togliere il nome dal simbolo della sua lista e lui risponde: “Sono un problema? Vedremo di farlo diventare reale”.
Ma torniamo al punto di partenza. Che senso ha votare con queste regole del gioco che sanno più di bisca clandestina che di esercizio democratico? Zaia, in quindici anni di potere ha riempito il Veneto di ego-comunicati stampa (inutili) e di tanti guai maledettamente seri. Un esempio per tutti: la sanità pubblica dove le liste di attesa sono lunghissime (anche un anno per un eco addome completo di controllo). Però, se ti rivolgi alla sanità privata l’attesa sparisce magicamente. Bastano uno, due, tre giorni al massimo e tutto si risolve. Come? Coi schei. Se ci sono bene, altrimenti amen. E chi paga la sanità privata? La risposta è sicura, veloce, certificata: pensionati e lavoratori dipendenti con le tasse. Da ricordare al momento top… (Upivat)
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