La cometa interstellare 3I/ATLAS potrebbe essere molto più antica del Sole

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Immagine della cometa interstellare 3I/ATLAS ottenuta utilizzando il telescopio VLT (Crediti: ESO/O. Hainaut)

13.07.26 – Un gruppo di astronomi utilizzando il VLT (Very Large Telescope) dell’ESO (Osservatorio Europeo Australe) ha scoperto che 3I/ATLAS – l’oggetto interstellare più luminoso mai osservato – probabilmente ha avuto origine nella periferia di un antico sistema stellare. I risultati dello studio gettano una nuova luce sulla storia della formazione di questa cometa, mostrando che potrebbe essere molto più antica del Sole.

Le comete interstellari sono oggetti ghiacciati formatisi intorno a una stella diversa dal Sole che occasionalmente si avventurano nel Sistema Solare. «Sono come fossili di un processo di formazione planetaria avvenuto molto lontano, ma che abbiamo la possibilità di studiare da una distanza molto più ravvicinata», afferma l’astronoma Cyrielle Opitom, ricercatrice dell’Università di Edimburgo, nel Regno Unito. Insieme con Jean Manfroid e Damien Hutsemékers dell’Università di Liegi, in Belgio, Opitom ha condotto lo studio su 3I/ATLAS pubblicato in Nature Astronomy.

3I/ATLAS è il terzo oggetto interstellare mai scoperto, dopo 1I/ʻOumuamua e 2I/Borisov. È stato individuato mentre si avvicinava al Sole e ha trascorso un tempo sufficiente nel Sistema Solare da permettere agli astronomi di studiarlo in dettaglio. Mentre è stato difficile misurare la composizione dei primi due oggetti interstellari (nel primo gli astronomi non hanno rilevato gas e il secondo era troppo debole), per 3I/ATLAS non è stato così. Grazie alla luminosità senza precedenti dell’oggetto, OpitomManfroidHutsemékers e il loro gruppo hanno potuto misurare i rapporti isotopici della cometa, cioè le quantità relative delle diverse forme dello stesso elemento.

Utilizzando lo strumento UVES (Ultraviolet and Visual Echelle Spectrograph) installato sul VLT dell’ESO, il gruppo ha misurato i rapporti degli isotopi di carbonio e azoto nelle molecole di cianuro presenti nel gas che circonda la cometa. È noto che questi rapporti sono un buon indicatore dell’origine di una cometa, poiché sono molto sensibili alle condizioni fisiche dell’ambiente di formazione e non ci si aspetta che cambino molto durante il viaggio della cometa nello spazio.

«A differenza delle comete del Sistema Solare, questo visitatore interstellare presenta rapporti isotopici di carbonio e azoto insolitamente elevati», spiega Aravind Krishnakumar, ricercatore dell’Università di Liegi e coautore del nuovo studio. Uno studio simile, condotto da Martin Cordiner al Goddard Space Flight Center della NASA negli Stati Uniti e pubblicato alla fine del mese scorso su Nature, aveva trovato un rapporto isotopico del carbonio simile, nonché livelli elevati di deuterio, chiamato anche idrogeno pesante. Lo studio ha utilizzato i dati del telescopio spaziale James Webb, un progetto congiunto delle agenzie spaziali statunitense, europea e canadese.

Nel complesso, i risultati del gruppo di Opitom indicano che la cometa si è probabilmente formata nelle regioni esterne di un sistema intorno a una stella vecchia e “a bassa metallicità”. Una stella a bassa metallicità è una stella nella cui composizione si trovano pochi elementi più pesanti dell’elio, che si ritiene si sia formata quando l’Universo era molto più giovane e meno ricco di elementi chimici rispetto ad ora. Il gruppo sospetta quindi che la cometa 3I/ATLAS abbia avuto origine intorno a una stella molto più vecchia del Sole.

«3I/ATLAS rappresenta un’opportunità davvero entusiasmante per studiare la composizione di un altro sistema planetario, formatosi ben prima che esistessero il Sole e il Sistema Solare», afferma la co-autrice Rosemary Dorsey, ricercatrice dell’Università di Helsinki, in Finlandia. Le evidenze provenienti dagli studi dei diversi gruppi indicano che 3I/ATLAS ha più del doppio dell’età del Sole.

A mano a mano che 3I/ATLAS si allontana dal Sole e diventa progressivamente più debole, anche le sue osservazioni al VLT si stanno avvicinando alla fine. Il futuro Extremely Large Telescope (ELT) dell’ESO consentirà misure simili per futuri oggetti interstellari, includendone anche di meno luminosi di 3I/ATLAS. (Red.)

Vedi
https://www.eso.org/
https://www.nature.com/articles/s41550-026-02921-7
https://heos.it/category/spazio/

Vedi anche
https://heos.it/category/libri-in-vetrina-26/
https://heos.it/category/libri-in-vetrina-25/
https://gazzettadiverona.it/category/in-libreria-2026/
https://www.gazzettadiverona.it/category/in-libreria-25/

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