Arriva l’inverno, i Pronto Soccorso sotto pressione

150
L'entrata del pronto soccorso all'ospedale scaligero di Borgo Roma (credit: https://www.rainews.it/tgr/veneto)
Giovanni Zanini, Segretario Generale Cisl Funzione Pubblica Verona

07.10.25 – Con l’arrivo dell’inverno, puntuali ritornano le malattie tipiche come l’influenza stagionale e la relativa ondata di cittadini ammalati che mette a dura prova il sistema sanitario, in particolare i Pronto Soccorso (PS) spesso in crisi per la presenza di anziani e pazienti clinicamente fragili, che necessitano di cure ospedaliere. Questo accade quando i reparti internistici non hanno letti disponibili, e il Pronto Soccorso si trasforma in una sala d’attesa permanente, congestionata e, soprattutto, inefficiente.
Questo fenomeno è noto al personale dell’ospedale come boarding: pazienti che restano in PS in attesa di un posto letto. La letteratura scientifica nella sua crudezza è chiara: un boarding elevato è correlato a un aumento della mortalità. Ma il boarding non è solo un problema del PS: è il segnale di un malfunzionamento sistemico che coinvolge l’intero percorso ospedaliero: dalla presa in carico alla dimissione.

A Verona e provincia, spiega in una nota Giovanni Zanini segretario generale della Cisl Fp Verona, «la situazione è emblematica. I PS scaligeri si riempiono, il personale resta invariato, e la pressione cresce. Dal Duemila a oggi, il numero di letti ospedalieri si è ridotto del 30-35%. Ma aumentare i letti non basta. Serve una visione più ampia. Uno studio condotto da SIMI e FADOI su 14 ospedali italiani ha rivelato che: Il 15% dei ricoverati in Medicina Interna è in condizioni cliniche critiche: Il 21% presenta una fragilità sociale significativa (solitudine, indigenza, non autosufficienza)».

Subito dopo, nella nota si legge: «Questi pazienti, spesso definiti con crudezza bed blockers, restano ricoverati per motivi non clinici: mancano strutture territoriali adeguate, non possono tornare a casa, non hanno familiari o caregiver. Il risultato? Una permanenza media inutile di 7 giorni, che sottrae letti a chi ne ha urgente bisogno».


La soluzione? «Mettere gli internisti nelle condizioni di dimettere in sicurezza – conclude Zanini – rafforzando le strutture territoriali a bassa intensità clinica e le RSA. Ma qui il sistema mostra il suo tallone d’Achille. Gli Ospedali di Comunità, pensati per rispondere a queste esigenze, restano sulla carta. Le strutture esistenti, invece, applicano criteri di selezione che escludono proprio i pazienti più fragili e complessi. Il risultato è un effetto domino: il territorio non assorbe, l’ospedale si blocca, il PS soffoca. E i cittadini, soprattutto i più vulnerabili, pagano il prezzo più alto». (Red)

Vedi
https://gazzettadiverona.it/category/cronaca/

In libreria. Vedi
https://gazzettadiverona.it/category/in-libreria-25/
https://heos.it/category/libri-in-vetrina-25/

Suggerimenti