Scoprire la profondità della tristezza di un figlio, a neanche sedici anni, è come trovare qualcosa in un posto in cui non te lo saresti mai aspettato. In cui proprio non dovrebbe esserci.
Il suo nome è Fumana, che nella bassa del Po vuol dire nebbia. In quel mare pallido che copre ogni cosa come un mantello, a lei piace perdersi, e non ha paura di nulla.
Sono sessanta gli anni che ci separano dal 9 ottobre 1963, la notte del disastro della diga del Vajont. Erano le 22.39 quando milioni di metri cubi di roccia e terra precipitarono in pochi istanti nell’acqua, e l’onda si alzò nel cielo e annientò in pochi minuti migliaia di vite, paesi interi, storie e tradizioni secolari.
Teresa lavora come portinaia in un palazzo del centro. Nel dicembre del 1943, quando aveva sedici anni, di ritorno da un incontro sotto i portici di piazza delle Erbe con il garzone di cui è innamorata, assiste all’arresto della famiglia ebrea per cui lavora e da cui è stata istruita e educata alla lettura.
Turbolenti e indisciplinate
Infanzia e psichiatria nell’Italia fascista
1943, l'Italia nella tempesta. Tutto crolla, tutto prende nuove forme.
Insultario veneto italiano
Insulti, parolacce, imprecazioni, modi di dire poco gentili e vilipendi vari
Una storia raccontata in forma epica, una vicenda collettiva che tiene perennemente in bilico il lettore tra la visione poetica e la narrazione che si dipana. Una lunga ballata, un romanzo folk-rock ambientato nella pianura veneta degli anni Cinquanta.
Nel 1976, una giovane studentessa di ingegneria di Princeton è a Madrid in vacanza. Legge “La biblioteca di Babele” di Jorge Luis Borges e ha un’illuminazione.











